Dieta? Anche no!

Sono su Instagram e trovo una foto di Kim Kardashian in costume e il mio primo pensiero ovviamente è: «Oddio che bel fondoschiena! Voglio essere magra come lei». Il giorno dopo cerchi di provare la sua dieta che prevede un tè o un caffè, rigorosamente senza zucchero o dolcificanti. Io per colazione sono abituata a una tazza di latte intero con migliaia di Gocciole. Quindi già mi demoralizzo. Seguendo la dieta, mezz’ora dopo aver fatto colazione, durante il compito di greco, ho già la pancia che reclama qualcosa da mangiare. Alle undici scocca l’ora della merenda e una persona normale finisce già la sua dieta. “Una mela al giorno leva il medico di torno”, perciò ti sei portata una mela, ma appena vedi tutti gli altri mangiare taralli, patatine e schiacciatine di fronte a te mentre parlate, la mela che un secondo prima avevi in mano la ritrovi nel cestino senza averle dato neanche un morso. Per pranzo avevi programmato una bella insalatina e a cena il pesce, ma a pranzo gli amici ti invitano al Mc Donald e a cena, come se non bastasse, i tuoi genitori ti portano a mangiare la pizza. Davvero stimo chiunque sia riuscito a fare un giorno di dieta ferrea. La prima legge della dietetica sembra essere: se è buono a te fa male. Proviamo a pensare al nostro cibo preferito: una pizza filante, un bel kebab con la salsetta o un bel hamburger di quelli americani. Solo a pensarci sono ingrassata di dieci chili. Alcuni numeri possono aiutarci a capire quanto sconveniente sia lasciarci andare ai nostri istinti “famelici”: per consumare le calorie ingerite con un cappuccino e un cornetto ci vuole un’ora di bicicletta; bisogna nuotare per una mezz’ora per neutralizzare l’effetto di una bomba alla crema. Che meraviglia mangiarsi un bel piatto di carbonara! Se si è disposti subito dopo a incamminarsi per una passeggiata di almeno sette chilometri. I guai per chi sta facendo la dieta non si fermano neanche quando ci addormentiamo perché chi è a dieta comincia a sognare i cibi più gustosi prendere vita davanti ai propri occhi e indovinate cosa succede nel sogno? Diventa un incubo con costolette che diventano petti di pollo ai ferri, patatine fritte mutate in zucchine lesse e cheese cake trasformate in uno yogurt magro. Dicono che per dimagrire ci sia bisogno anche di fare sport, ma noi non abbiamo tempo: tra sei ore di scuola e altre quattro di studio il pomeriggio non potete darci colpa se non ci muoviamo. Comunque non preoccupiamoci amici; non siamo modelli che dobbiamo essere perfetti tutto l’anno perché l’importante è esserlo d’estate. Prima dell’estate riusciremo a dimagrire. Resta solo da capire di quale anno! Quindi preghiamo Dio affinché, se non può farci dimagrire, sia in grado almeno di far ingrassare i nostri amici. In fondo, se proprio vogliamo pubblicare una nostra bella foto in costume, basta trattenere il respiro durante lo scatto e usare Photoshop prima di postarla.

Benedetta Contu (5A)

Profezie di Nostradamus

Nostradamus è considerato da molti uno tra i più famosi e importanti autori di profezie della storia. I sostenitori dell’attendibilità di queste profezie che Nostradamus abbia predetto un incredibile numero di eventi nella storia del mondo, tra cui la rivoluzione francese, l’ascesa al potere di Adolf Hitler, la bomba atomica, e gli attentati dell’11 settembre 2001. Ovviamente il nostro indovino ha scritto profezie anche per questo nuovo 2017. Sfortunatamente sono quasi tutte catastrofiche. Tuttavia nessuno ha mai dimostrato di poter ricavare dalle quartine di Nostradamus dati attendibili per la previsione del futuro. La morte del Papa: Nostradamus su questo argomento ha fatto diverse profezie; due in particolare possono essere interessanti: nella prima il Papa morirebbe, ma in senso metaforico, per indicare con la sua morte la fine della religione cattolica; nella seconda il Papa morirebbe assassinato fuori dai confini dello Stato Vaticano. In entrambi i casi il triste evento accadrebbe in un periodo in cui la Chiesa cattolica ha due Papi. Scoppio della III Guerra Mondiale: la guerra dovrebbe scoppiare in Francia perché in quel paese “sarà aperto un passaggio a Maometto” per terra e per mare; il profeta cita esplicitamente la città di Marsiglia come quella in cui avrà inizio la guerra. Il terremoto negli Stati Uniti: per questa sciagura il veggente cita anche la data, quella dell’11 maggio; in questo giorno si verificherà un terremoto che dovrebbe devastare la California e altre aree degli Stati Uniti. In questo caso, tuttavia, a prevederlo non è solo Nostradamus: gli studiosi del Centro Sismico Californiano da anni ritengono plausibile l’evenienza di un sisma disastroso. Tutta colpa della faglia di S. Andreas che sarebbe pronta a esplodere. Il 9 gennaio del 1857 un sisma di magnitudo 7.9 arrecò causò gravissimi danni in California; questa volta si teme addirittura il grado 8°. Il meteorite: una specie di Armageddon – fine del mondo – si abbatterà sulla terra ,con tanto di terremoti e tsunami; si parla di meteoriti di enormi dimensioni. Prende piede l’ipotesi che si tratti del pianeta Niku , uno strano corpo celeste scoperto vicino Nettuno che ha un’orbita contraria, o del pianeta Nibiru, un pianeta extrasolare che orbita intorno al Sole. La profezia dice: ”La Luna sarà accecata e due Soli si vedranno sulla Terra”. Ci sono anche diverse profezie che riguardano l’Italia da vicino, come l’eruzione del Vesuvio o la terribile crisi che ci renderà il paese più povero d’Europa; ma fortunatamente ci sono anche buone notizie: sembra che un’incredibile quanto inaspettata scoperta scientifica permetterà di curare alcune delle più gravi e diffuse malattie del nostro pianeta; si pensa addirittura al cancro o all’AIDS. Questa scoperta porterà a una rivoluzione della medicina e l’aspettativa di vita dell’uomo salirà fino a 200 anni. Che dire di tutto questo? C’è chi è molto attratto dalle profezie e se ne lascia influenzare; altri ritengono invece che si tratti di cose prive di ogni fondamento. Nel caso specifico di Nostradamus la Storia dimostra che il veggente francese non è mai riuscito a prevedere con esattezza alcunché.

Guglielmo Coen (1E)

Incivili

Il sole splendeva nella valle, che agli occhi del ragazzo si estendeva infinita: il prato verde brillava per la luce intensa, punteggiato da fiori di tutti i colori. Si sentivano da lontano i versi degli uccelli che volavano da una parte all’altra della valle per raggiungere il bosco che si trovava al suo limitare. Nel cielo non c’era una nuvola e il calore del sole faceva scendere lungo il viso del ragazzo gocce di sudore. Il senso di pace regnava sovrano. Il ragazzo chiuse gli occhi abbandonandosi a quella sensazione di calma. Non c’erano più pensieri, niente più preoccupazioni. Gli incubi avuti quella notte sembravano un ricordo lontano. Avrebbe dovuto farlo più spesso, pensò il ragazzo: abbandonarsi così, per non sentire più nulla. «Ale! Ale dove sei?»: una voce da lontano lo riportò alla realtà. Il ragazzo riaprì gli occhi dopo aver inspirato profondamente. Dopo aver gettato un ultimo sguardo alla valle, le diede le spalle e si mise a correre verso il bosco, un tunnel di foglie che lo avrebbe riportato a casa. Sentiva i richiami della donna afferrarlo per i capelli e per i vestiti, ma stavolta non aveva intenzione di lasciarsi fermare. Ricordava l’ultima volta che era successo, quando le grida gonfie di pianto della donna erano riuscite a trascinarlo indietro facendo leva sull’affetto che le doveva. Nei pochi mesi trascorsi aveva capito che lì – in Occidente – l’amore si conteggiava, le dimostrazioni d’affetto registrate nei cuori come nei conti di un usuraio. Perfino lei, dietro le labbra cesellate con un rossetto vivace, celava un sorriso da aguzzino. Lui era orfano, povero e straniero. E debitore, agli occhi di tutti. «Sai, Alexander, dovresti ringraziare i tuoi genitori: fanno molto per te», dicevano tutti. Solo in quel bosco, con i fusti che gli sfrecciavano a fianco, i piedi che si alternavano battendo al suolo con ritmo sempre più sostenuto, era un ragazzo libero. Correva, non poteva fermarsi, non stavolta. Correva più forte che poteva per allontanarsi sempre di più dai richiami della donna. Doveva solo raggiungere il ruscello, poi sarebbe stato finalmente libero. Libero dalle oppressioni, libero dalla società, libero dall’amore. Un chilometro. Trecento metri. Cento. E finalmente gli apparve la meta. Saltò su quelle pietre sulle quali sapeva che non sarebbe scivolato, poi raggiunta l’altra riva non perse tempo a guardarsi indietro, altrimenti ci sarebbe cascato di nuovo. Continuò a correre fino a quando non giunse davanti a un grosso albero: un salice piangente con un tronco spesso e nodoso e le fronde molto fitte. Le scostò e vi si arrampicò. «Oh eccolo finalmente!»: Alexander alzò la testa verso l’alto e incontrò due occhi azzurri che lo fissavano dalla “casa sull’albero” che avevano costruito insieme. Più che altro un insieme di travi inchiodate, che a loro era però parso un rifugio perfetto. «Beh era ora»: un altro paio di occhi, questa volta marroni, si era aggiunto a quelli azzurri. Alexander nel frattempo li aveva raggiunti. «Scusate, c’è stato un piccolo contrattempo». «Nulla di grave, spero», disse subito preoccupata Occhi Blu. Alexander accennò un mezzo sorriso. «No Cassandra, altrimenti non sarei qui». «Fai poco lo smargiasso Xander, l’altra volta abbiamo dovuto rimandare per colpa tua». «Quanto sei noioso Tariq! Allora vogliamo andare o no?». Gli altri due sorrisero e tutti insieme si calarono giù.

Francesca Foddai e Matilde Sacchi (1G)

Abitudini insolite e curiose nell’Antica Roma

La storia romana ormai la conosciamo benissimo, soprattutto noi studenti del Giulio Cesare. Ma ci siamo mai chiesti se ci sono differenze nelle abitudini tra il nostro e il loro mondo? Sicuramente tutti quanti almeno una volta abbiamo bevuto una Red Bull o qualsiasi sorta di bevanda energetica; bisogna dire che esistevano anche nell’epoca dei Romani, anche se ovviamente erano molto più rudimentali poiché consistevano in feci di capra (all’epoca erano anche utilizzate sulle ferite per alleviarne il dolore) fatte bollire nell’aceto; questa bevanda era apprezzata da tutti, sia ricchi che poveri, e se pensiamo ai personaggi illustri che studiamo a scuola, bisogna sapere che l’imperatore Nerone la amava particolarmente. Camminando per strada spesso ci lamentiamo dei continui graffiti sui muri, a volte addirittura raffiguranti l’organo genitale maschile, però molti non sanno che questa barbara abitudine c’è stata tramandata dai nostri antenati Romani; infatti, come possiamo anche notare dagli scavi di Pompei, era molto in voga rappresentare simboli fallici: erano presenti quasi ad ogni angolo statue del Dio Priapo, erano spesso raffigurati negli affreschi e a Pompei possiamo addirittura vedere un fallo scolpito nel terreno che stava ad indicare la direzione del lupanare più vicino. Fortunatamente ci sono abitudini che sono cambiate radicalmente, come ad esempio la concezione dei bagni pubblici, che per i romani consistevano in un’unica stanza dove ognuno si sedeva e iniziava a fare i propri bisogni; la cosa peggiore di questi bagni pubblici però non era nè la loro tendenza a esplodere né il fatto che non fossero mai lavati, ma piuttosto che, una volta completato ciò che si doveva fare, ognuno puliva le proprie parti intime con la stessa spugna che veniva passata di mano in mano. Rimanendo in tema, per noi l’urina è considerata uno scarto del corpo ed oggi quasi nessuno la conserva o la riutilizza, mentre gli antichi romani la usavano per lavare i vestiti o per colorarli, in quanto le sostanze contenute in essa aiutano il colore a rimanere adeso al tessuto. Per questo c’erano persone che nella loro vita non facevano altro che raccogliere l’urina degli altri. Ma la cosa più disgustosa è che qualcuno usava anche la propria urina per lavarsi i denti che, si diceva, diventavano bianchissimi. L’ultima “curiosità” riguarda la categoria di uomini che forse più ha reso famosa Roma, i gladiatori: i gladiatori che perdevano pagavano con la vita, e il loro cadavere era immediatamente portato via da alcuni responsabili che ne raccoglievano il sangue; questo, successivamente, veniva venduto. Si riteneva che servisse a curare in particolare l’epilessia. Quando i gladiatori scomparvero da Roma, perché i giochi vennero dichiarati illegali, la stessa cosa continuò con il sangue dei prigionieri decapitati: se il sangue del perdente veniva bevuto, il vincente dopo la battaglia veniva “strigliato”, ovvero veniva rimosso l’olio, con la pelle morta e il sudore, dal suo corpo. Questa patina però non veniva buttata ma, anzi, aveva un altro utilizzo: diventava una crema per il viso destinata alle donne, che ritenevano così di diventare irresistibili per gli uomini.

Guglielmo Coen (1E)

“La tecnologia è troppo importante per essere lasciata agli uomini”

Come dettato dalla riforma sulla scuola di Matteo Renzi, tutti gli studenti a partire dal terzo anno di scuola superiore, devono prender parte a progetti di alternanza scuola-lavoro. I ragazzi quindi sono chiamati a prender parte a un progetto lavorativo per duecento o quattrocento ore a seconda se si frequenta un liceo o una scuola a indirizzo professionale. In alcune scuole, come nella nostra, gli studenti hanno la possibilità di scegliere tra diverse proposte “lavorative”. Una di queste proposte era il cosiddetto “progetto NERD”, un’iniziativa del Dipartimento di Informatica della Sapienza svolto in collaborazione con IBM. Per partecipare non è richiesta alcuna competenza pregressa, ma solo di essere di sesso femminile. Questa richiesta, che a primo impatto può sembrare sorprendente, mira a incoraggiare le ragazze ad intraprendere studi e carriere nel settore delle tecnologie dell’informazione, poiché è innegabile che oggi le donne sono una piccola minoranza in questo settore. Uno studio della Commissione Europea ha infatti dimostrato che ci sono circa 900.000 posti di lavoro disponibili nelle ITC (Information and Communication Technology)e che se si eguagliasse il numero di assunzioni femminili a quelle maschili il PIL europeo avrebbe un incremento di addirittura nove miliardi di euro l’anno. Il progetto NERD consiste nella realizzazione di app per smartphone attraverso l’utilizzo di “AppInventor”, uno strumento sviluppato dal MIT (Massachusetts Institute of Technology). Le app ideate vengono presentate, valutate e, se valide, premiate nell’ultimo dei sette incontri. I primi tre incontri si svolgono in laboratorio e solo al sesto incontro è prevista una breve esposizione del progetto di fronte alla Giuria. Quest’anno a tale progetto hanno preso parte ben centosessanta scuole ma solo undici sono state ammesse al settimo e ultimo incontro, nel quale avviene la premiazione. La nostra scuola, il Giulio Cesare, si è aggiudicata il terzo posto sul podio, grazie alla fantasiosa e valida app ideata da tre studentesse (Flavia Giontella IE, Francesca Mariani IE, Emanuela Ramiccia IG) e intitolata “Get the Donut”. Il giocatore deve muovere una cesta per raccogliere solamente le ciambelle, cercando di non mancarne nessuna, evitando i pretzel e provando a raggiungere un punteggio pari a venticinque sebbene la difficoltà sia sempre più alta. Questo gioco tecnologico, come sottolineato dalle ideatrici, esercita la capacità di concentrazione, aumenta la coordinazione mano-occhio e al contempo fa divertire. Insomma, un’app che scaricherei volentieri!

Camilla Laturra (1E)

Mezzi pubblici: in cosa possiamo incappare 

La nostra è una città frenetica, dove nessuno smette per un secondo di andare di fretta e di correre. Ormai è nota a noi tutti la comodità dei mezzi pubblici, senza i quali molte persone non saprebbero nemmeno orientarsi. La maggior parte di noi studenti li usa ogni giorno, per andare e tornare da scuola o semplicemente per fare una passeggiata in centro o uscire con gli amici. Ma sfortunatamente spesso questi mezzi non sono sicuri:mi riferisco agli spiacevoli incontri che si possono fare. Ad esempio solamente la scorsa settimana un nigeriano di 26 anni ha aggredito due controllori su un autobus dell’Atac nella zona di Monte Mario ed è stato arrestato poco dopo dalla polizia. L’uomo che era stato trovato senza biglietto, si è scagliato contro i dipendenti dell’azienda di trasporto. I due sono riusciti a fermarlo e hanno chiamato la polizia. Le accuse contro l’africano sono lesioni aggravate e interruzione di pubblico servizio. Il nigeriano, trattenuto in commissariato, è stato processato per direttissima la mattina seguente. Ma può accadere di peggio. Se siamo sfortunati potremmo assistere a scene di follia pura, come le persone che si trovavano all’interno dell’autobus notturno N5 dove poco tempo fa è scoppiata una maxi rissa alle tre del mattino all’altezza di corso Vittorio Emanuele II. Durante questo scontro è stato distrutto il gabbiotto del conducente a colpi di estintore e a mani nude; la vicenda si è svolta cosi: almeno otto ragazzi, stranieri secondo i testimoni, per futili motivi hanno aggredito un giovane. Prima gli insulti, poi le vie di fatto. Un pestaggio violento in cui la vittima, per mettere in fuga i suoi aggressori, ha utilizzato l’estintore presente sulla vettura Atac. Ad allertare le forze dell’ordine il conducente che, fortunatamente illeso, non ha perso la calma. Sul posto sono quindi giunti gli agenti di Polizia mentre i violenti fuggivano a piedi. Il ragazzo ferito è stato trasportato all’ospedale S. Spirito. All’episodio hanno assistito anche alcuni passeggeri che con i cellulari hanno ripreso la scena. Ma sui mezzi pubblici non avvengono solo episodi spiacevoli, ma possono anche nascere possibili piste per un caso irrisolto, come potrebbe essere accaduto nel caso della bambina scomparsa Angela Celentano, rivelando di averla vista sui mezzi. Passando ad argomenti decisamente meno drammatici a tutti noi può capitare di aspettare alla fermata l’autobus e che questo non si fermi. La settimana scorsa per questo motivo una donna in via Salaria all’altezza di piazza Fiume, si è piazzata in mezzo alla strada bloccando un autobus colpevole – adire della giovane donna – di aver saltato la fermata lasciandola a piedi. Qualche disagio per il traffico, un po’ di tensione e poi l’arrivo di un altro mezzo della linea 80 ha risolto lo spiacevole episodio facendo salire la ragazza. Il conducente del bus bloccato, però, non l’ha presa benissimo ed ha chiamato i carabinieri. Un atto di questo tipo, infatti, può portare a una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Per concludere prendendo i mezzi pubblici a Roma si può letteralmente vedere di tutto, come accaduto di recente alla fermata dei bus di Saxa Rubra un toro!

Guglielmo Coen (1E)

Incivili (seconda puntata)

«Sei sicuro di aver seminato tua madre?».

«Sì, tranquillo, possiamo andare. Ne sono sicuro». Non lo era affatto e spiava ogni minimo rumore che la paura, sfiorando le fronde, gli insinuava poi nelle orecchie tese.

«Quanto dobbiamo camminare, Cassandra?».

«Siamo già fuori dalla città, un paio d’ore e saremo al luogo concordato». Cassandra procedeva spedita nonostante il peso di speranze e responsabilità che gravava sulle sue spalle. Era stata lei a prendere l’iniziativa, a contattare nella sua stessa scuola quegli altri due ragazzini nei cui occhi aveva riconosciuto la medesima pena, a chiedere aiuto alla sua amica, a procurarsi le mappe. Telefonate, contatti, messaggi inviati di nascosto dal cellulare della madre adottiva, quella carogna che non voleva che lei ne avesse uno. Aveva coinvolto Alexander e Tariq perché aveva avuto paura ad affrontare tutto ciò da sola, ma in quel momento si rendeva conto di avere nelle proprie mani il loro futuro. Ebbe paura. «Avete portato i soldi?», chiese agli altri due, rimasti indietro.

«Sì, ma a chi dobbiamo darli?».

«Al padre». Doveva fidarsi di lui.

«Di chi?».

«Di Karoline, la mia amica». Sperava che lo fosse davvero.

«E lui dove ci porterà?».

«A Lienz, in Austria». L’idea di lasciare l’Italia già la elettrizzava.

«E poi?».

«Gli daremo i soldi e ci penserà lui. Staremo da loro a Lienz per tutto il tempo necessario, dobbiamo solo farci trovare al confine e farci vedere il meno possibile. Sarà facile, ne sono sicura». Non lo era affatto. Giunsero al luogo dell’appuntamento nel tempo previsto, ma non vedevano nessuna macchina. Preferirono restare nel bosco piuttosto che mettersi al bordo della strada: non era sicuro e qualcuno avrebbe potuto riconoscerli. Anche Tariq aveva dei dubbi al proposito: era davvero possibile che i loro genitori adottivi fossero preoccupati della loro fuga e che avessero addirittura chiamato la polizia? Xander, come se gli avesse letto nella mente, rispose a voce alta: «Non penso che la polizia ci stia cercando. Avranno pensato che è solo una bravata, dopotutto non è ancora passato chissà quanto tempo. Stiamo attenti lo stesso, però, a non farci vedere». Gli altri due annuirono in accordo. Passarono venti minuti, ma non arrivava nessuno: Cassandra sorrideva nervosamente agli altri due, sperando di essersi fidata della persona giusta. Altri venti minuti scivolarono via, insinuando quel doloroso tic tac tra le pieghe della pelle che iniziava a rabbrividire per il venticello che si stava alzando. Quando scoccò un’ora precisa da quando erano giunti lì, Tariq si alzò in piedi, prese il suo zaino ed iniziò ad incamminarsi. Cassandra si levò di scatto mentre Xander, che camminava avanti e indietro, si fermò a osservare il suo amico che si allontanava. Cassandra lo richiamò: «Dove vai?».

«Torno a casa, Cass. Se sono fortunato quelli non mi puniranno. Penseranno solo che sono andato in giro e forse non si accorgeranno nemmeno del denaro mancante».

«Ma Tariq, avevamo detto che ce ne saremmo andati tutti insieme!», esclamò la ragazza.

«Allora dimmi qual è l’alternativa Cassandra, sono davvero curioso di sentirla!»: il ragazzo iniziava ad alterarsi, mentre il terzo li osservava, spostando lo sguardo pensieroso dall’uno all’altro.

Francesca Foddai e Matilde Sacchi (1G)

 

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