U.S. Election 2016: “Trump Triumphs”

«This is a historic night. American people have voted and have elected a new president. […] His vision will make America great again. So it’s my honor to introduce the new president of the United States of America, Donald Trump». These are the words of the vice-president Mike Pence, when Tuesday, November 8, 2016, the elections in America finally arrive to a conclusion. In the first few minutes, nobody wanted to believe that the impossible had just happened. The social media was about to explode when the official results came out: Donald Trump has won with 279 votes, while his opponent Hillary Clinton has only had 228 votes. The news travelled fast and all around the world people started asking: “What are we going to do?”. All over the social networks pictures of people crying and commenting with contempt about the result are posted. After a while that the result had been made official, Mr. Trump finally spoke with his fans. “Sorry to keep you waiting, complicated business” he joked, when he came up to the stage. After thanking his voters, he announced he had already received a phone call from Hillary Clinton, as it is in the American tradition, where she congratulated with him for his victory. Trump just spent a few nice words to describe his fellow opponent, then he began his victory speech. During his speech, Mr. Trump promises that he will be the president of ALL the Americans, no one excluded and that from now on the country needs to be united again. It may be true what he said, but we cannot forget what else he had said during his campaign, how brutally he had attacked his opponent and minorities, like the Muslims or Latin-Americans. The truth is that American people have just elected a person who declares his intention to build up a wall between the U.S. and Mexico, a person who claims Peace around the world but who is not ready to be diplomatic and also reinforcing the U.S. army, and a person who has never shown any actual knowledge about foreign policy during his campaign. Trump, in fact, is a man not really prepared for his highest office, without any political experience beyond this bruising campaign. The past months have revealed a personality given to impetuous anger, meanness, mendacity and petulance. The Republican Party has also won the majority of the House and Senate, so Trump will have an enormous power, more than Obama’s who faced a hostile Congress. Anyhow, let’s talk for a second about the predictions that had been made during the last few months: Mrs. Clinton was clearly ahead of Mr. Trump in the key States and it was obvious that minorities and women would have voted for her. So why has Trump won? Probably because he was voted by the white working-class not well educated, that after eight years with a black President didn’t feel they were represented anymore, which is really sad to say, but possibly true. In the end, what we can expect is that the new president Trump (yes, let’s get used to that) will become more reasonable and moderate over time, and that he will not act as he did and promised during his campaign, because if he will, not only America will face a real danger, but the whole world will.

Francesca Foddai (1G)

Perchè NO?

Finalmente il 5 dicembre 2016 l’Italia è venuta a conoscenza dell’esito del referendum costituzionale promesso sin dagli inizi del governo Renzi, nel 2014. L’affluenza al voto è stata stupefacente: il 65.5% degli Italiani, infatti, ha voluto pronunciarsi in merito, sintomo di un ritrovato interesse dei cittadini per la politica. Circa il 60% dei votanti ha poi deciso di sbarrare la casella del NO. Il referendum, dunque, non è stato approvato. La sconfitta di Renzi, promotore delle riforme, sembrava inevitabile, in quanto tutti i partiti e una parte del suo, cioè il PD, facevano parte del fronte del NO. È intuibile che molti Italiani, spinti anche da antipatia e sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio, accogliendo le indicazioni di voto del proprio partito, abbiano preferito il NO. Con rammarico bisogna ammettere che in pochi hanno avuto la possibilità di comprendere fino in fondo la riforma, la quale risultava complessa, e che quindi la paura di un salto nel buio abbia spinto molti Italiani a non approvare il referendum. Gran parte dei cittadini, inoltre, convinti della funzionalità del Bicameralismo Perfetto, non si sarebbero sentiti rappresentati da un Senato che, nel “Bicameralismo Imperfetto” tanto auspicato da Renzi, sarebbe stato composto dai “nominati” dal Presidente della Repubblica, dai Consiglieri regionali e dai Sindaci. Tutte queste ragioni, in primis l’esigenza di una grande ponderazione nell’approvare le leggi, hanno spinto gran parte del corpo elettorale a schierarsi contro Renzi. Alla luce di questo risultato, Renzi ha rassegnato le dimissioni: di conseguenza il governo è caduto. Il Presidente della Repubblica ha conferito a Paolo Gentiloni, l’ex Ministro degli Esteri, l’incarico di formare un nuovo governo. In definitiva, vi è un grande rammarico e una grande preoccupazione tra i sostenitori del SÌ, che vedevano in questa riforma una possibilità di rinnovamento che difficilmente si ripresenterà a breve.

Camilla Laturra (1E)

Trump: il primo mese da “Mr. President”

Un mese. Ebbene sono già passati trenta giorni dalla giornata del nove novembre che ci ha restituito Donald Trump come presidente e che ha visto Hillary Clinton uscire di scena con le “ossa rotte”. È stato un risultato per molti impronosticabile, dato il vantaggio che la candidata democratica aveva nei sondaggi che riguardavano stati chiave per l’elezione a presidente, come il Winsconsin o il New Hampshire. Ancora oggi rimane misterioso come abbia fatto Trump a ribaltare tutti i pronostici e ad aggiudicarsi ben 306 grandi elettori rispetto ai 232 di Clinton. Mistero che, per Jill Stein (candidata dei verdi), sa tanto di broglio elettorale. È di pochi giorni fa la richiesta di un riconteggio dei voti in Winsconsin, con un costo di circa 3 milioni di dollari. Gli addetti ai lavori devono però sbrigarsi perché il termine in cui è stabilita la chiusura dei riconteggi è fissato per il 13 dicembre, quindi c’è il rischio si debba lavorare giorno e notte nei prossimi giorni. Per tornare a Trump, innanzitutto c’è da dire che è stata una vittoria incredibile, segnata dall’abilità del neopresidente nell’accattivarsi quella classe operaia bianca, esasperata da otto anni di governo Obama che non hanno dato loro ciò che si aspettavano. C’è anche da sottolineare l’incapacità della Clinton a conquistare la stima delle minoranze che erano state fondamentali nella vittoria di Obama prima su McCain nel 2008 poi su Romney nel 2012. Basti pensare che Obama ricevette il 93% dei voti degli afroamericani e il 71% di quelli dei Latinos, mentre Clinton solo l’88 per i primi e il 67% per i secondi. Queste sono le principali spiegazioni della vittoria di Trump. Si è avuta una dimostrazione dell’abilità di “The Donald” anche dal primo discorso dove il presidente ha usato toni molto più pacati ed equilibrati,evitando ad esempio di far menzione del famigerato muro con il Messico. Per il tycoon è stato un primo mese pieno di incontri, soprattutto per la formazione della squadra di governo. Non sono mancate le prime nomine, arrivate nei giorni scorsi: Mike Pompeo sarà il nuovo direttore della CIA, Michael Flynn andrà alla Sicurezza Nazionale, Mitt Romney o Rudy Giuliani (ex sindaco di New York e fedelissimo sostenitore di Trump, famoso per la politica di tolleranza zero contro ogni crimine) ricoprirà l’ambitissimo posto di Segretario di Stato. Dalle ultime indiscrezioni il primo sembrerebbe favorito sul secondo. Questo vantaggio è testimoniato anche da alcune foto che ritraggono il neopresidente con Romney a cena nella Trump Tower. Due donne sono entrate a far parte dell’establishment presidenziale: Nikki Haley come ambasciatrice ONU e Betsy deVos all’istruzione. Ancora da sciogliere il nodo riguardo il ruolo del genero di Trump (il miliardario Jared Kushner e marito della secondogenita Ivanka) per il quale si profila un possibile incarico come emissario americano per avviare trattative di pace tra Israele e Palestina. Si tratterebbe in ogni caso di un incarico ufficioso, data una legge del 1967 anti-nepotismo. Il progetto Trump prende forma, con l’intento di mantenere le promesse fatte agli elettori e con la volontà di “Make America Great Again”, frase che ancora non convince molti americani.

Alfonso La Manna (1E)

The last revolutionary

Fidel Castro died on 25th of November, 2016. In August he had just turned 90, but for over 49 years he was the jefe màximo of Cuba, and until his death he remained the Cuba’s undisputed revolutionary. But, who exactly was he? In the past few weeks we’ve seen a lot of pictures and read a lot of articles, but very few of them explained who he was really. Fidel Castro was born near Bìran, Cuba, in 1926. Beginning in 1958 Castro and his forces began a campaign of guerrilla warfare which led to the overthrow of Cuban dictator Fulgencio Batista. As the country’s new leader, Castro implemented communist domestic policies and initiated military and economic relations with the Soviet Union that led to difficult relations with the United States that culminated in 1962 with the Cuban Missile Crisis. Under the rule of Castro, improvements were made to health care and education, while he maintained a dictatorial control over the country and brutally persecuted or imprisoned anyone suspected of being enemies of the regime. Thousands of dissidents were killed or died trying to flee the dictatorship. Castro was also responsible for fomenting communist revolutions in countries around the world. However, the 1991 collapse of Communism in the Soviet Union and its negative impact on Cuba’s economy led Castro to relax some restrictions over time. In failing health, Fidel Castro officially handed over power to his brother Raúl Castro in 2008, but still had some political influence in Cuba and abroad. Fidel was at the center of major events for a long period of time. He took power at the time when Dwight Eisenhower was the President of the United States of America and he kept it until George Bush’s second term was over. He died in the last days of Obama’s administration, who was also the first President of the United States that went to Havana. On that occasion, Fidel Castro didn’t meet the President, because in a way, the simple being there of the President meant that the time of the jefe màximo was over. Fidel had always distrusted the Americans, something he reminded everyone of in a public letter he published in January, 2015, a few weeks after the announcement that Raúl and Obama had restored relationships between the two countries. “I don’t trust the policy of the U.S., nor have I exchanged a word with them,” he wrote, “but this does not mean I reject a peaceful solution to conflicts.” However, how did the Cubans reacted? In many different ways, for sure. In Havana, the death of Castro was a time of despair and mourn. They held a two-day memorial offering in Revolution Square, and a lot of people went to pay their respect. Also a lot of leaders from other countries mourned his death, sending messages of condolence; first of all, the current president of Russia, Vladimir Putin, said that he was a “symbol of an era”, as well as the French president François Hollande along with others. On the other side, however, a lot of people celebrated Castro’s death addressing to him as el monstruo – the monster. In Little Havana, a quarter in Miami which is the home to millions of Cubans, the loudest cheers could be heard. At midnight, generations of Cuban American immigrants or exiliated from their homeland had began to pour champagne on to the streets, bashing metal pots, blasting car horns and waving Cuban and American flags, screaming «El viejo muriò!» The delight was widely shared as numbers swelled into the thousands by Saturday’s early morning hours. Wafts of smoke from Cuban cigars mingled with the spray of champagne from bottles with labels marked “not to be opened until the death of Fidel Castro”. In conclusion, Fidel Castro was a controversial character, loved my many but also hated by the mass. For a man who attempted the transformation of humanity through revolutionary socialism to the end of his days, ninety years was, perhaps, not quite enough time.

Francesca Foddai (1G)

L’educata indifferenza

Un passo nel buio

Inesperto, imprevedibile ma anche scaltro. Questi sono i caratteri principali della personalità di Donald Trump emersi dal dibattito avuto con Francis X Rocca, corrispondente del Wall Street Journal dal Vaticano. Il signor Rocca non ha mai smesso di ripetere quanto ancora i media statunitensi non riescano a concepire come, dopo una serie di gaffe allucinanti, quell’uomo che, fino ad allora era conosciuto attraverso pettegolezzi, sieda sulla poltrona più importante del mondo. Ciò nonostante, il giornalista ha anche riconosciuto dei meriti a Trump: una grande abilità oratoria con la quale ha vinto e convinto nei fortini democratici, la maestria nell’infiammare la folla facendo promesse sconcertanti come il muro lungo il confine con il Messico (in questi giorni in via di costruzione) o la chiusura dell’economia ma anche capace di tenere toni più presidenziali in occasione del discorso al Congresso (dopo il quale è stato riscontrato anche una crescita della Borsa). Un personaggio quindi a tratti decisamente sopra le righe che non conosce, però, mezze misure. Infatti i media americani hanno parlato di un Trump infuriato che avrebbe addirittura attaccato il telefono in faccia al presidente australiano Turnbull. Toni accesi si sono visti spesso anche in press room nei confronti dei media, rei secondo The Donald di aver intrapreso da mesi una caccia alle streghe contro di lui ei suoi collaboratori per i presunti contatti con i russi in campagna elettorale. Questo risentimento ha avuto conseguenze clamorose infatti Wall Street Journal e CNN sono stati esclusi dalle conferenze presidenziali. Una posizione dura che avrà ripercussioni sul rapprto con televisioni e giornali. Ciò non sembra essere un problema per il 45esimo presidente. Ed è qui che subentra la furbizia di Trump: lui ha bisogno di un nemico. Ecco perché in questi mesi non ci sono stati tentativi di riallacciare i rapporti con le categorie più in collera con lui. Il tycoon ha già la sua enorme fetta di maggioranza popolare e anche parlamentare disponendo sia del Congresso che del Senato, organi fondamentali per portare avanti il suo piano politico. Quindi guardando al futuro a meno di fatti sconvolgenti, Donald Trump correrà fra quattro anni per rimanere dov’è. Gli basterà solamente mantenere l’appoggio dei suoi elettori e provare ad ottenere qualche punticino tra i suoi “nemici”. Infatti l’altra parte, i democratici, secondo il parere di Rocca non sembrano passarsela bene. Dopo la sonora sconfitta alle amministrative e quella più cocente alle presidenziali, il partito è nel caos. La soluzione è quella di ripartire con idee più concrete, quelle che Hillary non ha mostrato di avere, e soprattutto con più coesione. Dopo la vittoria di Hillary alle primarie democratiche, l’altro candidato Bernie Sanders non ha da subito aiutato Hillary che anzi ha criticato aspramente. Quindi è facile immaginare che i possibili sostenitori di Sanders dopo la sua sconfitta abbiano preferito non votare o addirittura votare per Trump. Tornando a Trump, in conclusione il presidente sembra non esser intenzionato ad accettare compromessi, andando avanti per la sua strada con molti ma vantaggiosi nemici con l’intenzione di “Make America Great Again”.

Alfonso La Manna (1E)

Passo dopo passo

Anche in questo numero mi rivolgo a coloro i quali nel nostro Paese di speranza non ne hanno più. Anche stavolta spero di essere in grado di trasmettervi la gioia che ho provato nel venire a conoscenza della notizia di cui intendo parlare. Il 27 aprile ad Aversa, in provincia di Caserta, si sposano Alessia Cinquegrana e Michele Picone. E se vi dicessi che Alessia prima era Giovanni? Proprio così: era ancora Giovanni quando ha conosciuto Michele e sono diventati ottimi amici. Come sempre succede in questi casi, Alessia non si sentiva a suo agio, viveva con un’anima, uno spirito, un desiderio che cozzavano con il corpo che la natura le ha donato: «Sono sempre stata femmina dentro, fin da piccola. A mia sorella rubavo gli abiti e ogni cosa da bambina. Crescendo ho iniziato a capire. E anche a soffrire». Quando è iniziata la sua trasformazione, il suo papà la ha rifiutata perché si vergognava di lei. «Non posso guardarti, mi ha detto un giorno, eppure, fino a quando ero un maschio, sono stato il suo figlio preferito». Assenti al rito civile non solo il padre di Alessia ma anche i parenti di Michele, lo sposo, che non condividono la scelta del giovane di unirsi in matrimonio. Ma la particolarità è che Alessia, 29 anni, insegnante di ballo latino e stilista, è la prima transessuale ad approdare al matrimonio in Italia senza aver completato il cambiamento di sesso: «Sono sempre stata femmina dentro, fin da bambina», ripete Alessia che, dopo anni di cure e operazioni, ha ormai il volto e il corpo di una ragazza. È stata dichiarata donna dal tribunale di Napoli, ma ha scelto per ora di non sottoporsi all’intervento chirurgico finale, quello appunto che la trasformerebbe per sempre da maschio in femmina. Così, al Comune di Aversa, davanti alla vicesindaco Federica Turco che ha celebrato il matrimonio civile (da non confondersi con l’unione civile) c’era una coppia di sposi composta da un uomo e una donna che però, di fatto, sono due persone anatomicamente pressoché uguali. «Il padre – ha spiegato Filomena Della Vecchia, madre di Alessia, prima di assistere al rito – non ha mai accettato ciò che sentiva mia figlia, io invece l’ho sempre appoggiata». Ad accompagnare Alessia l’attuale marito della madre, Federico Balpasso, che ha visto crescere Alessia tanto da considerarsi un vero e proprio padre: «Quando alcuni anni fa Alessia ci disse che si sentiva donna e voleva cambiare sesso, accettammo le sue parole senza problemi. L’importante è vederla felice». Il suo avvocato, Ileana Capurro, presidente dell’Associazione Trans Napoli, spiega che «nessuna norma, nell’ordinamento italiano, vieta ad Alessia di adottare un bimbo. Farà da apripista, come ha già fatto con il matrimonio, e se ci dovessero dare torto andremmo alla Corte Europea». Alessia e Michele hanno lottato contro i pregiudizi e i pettegolezzi che simili situazioni alimentano sempre. Hanno dunque scelto la via della felicità: la gioia immensa che i due neo sposi hanno provato alla fine della cerimonia e che entrambi, in particolare Alessia, hanno voluto dedicare a tutte le persone nate in un corpo che non sentono come proprio, costrette a districarsi fra mille problemi legali, sociali e fisici. «Questa è la vittoria di noi trans. Adesso possiamo cambiare sesso senza dover passare per l’intervento chirurgico». Ed ancora una volta l’Italia rimonta nella corsa al buonsenso. Ora resta solo da augurarsi che episodi del genere non debbano più fare scalpore ma entrare a far parte della nostra quotidianità.

Elena Sorgente (1E)

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