Piuma

Inauguro questa rubrica con la recensione al film Piuma, una commedia di Roan Johnson del 2016. La storia è ambientata in Italia e parla di Ferro e Cate, due fidanzati alle prese con una gravidanza – a quanto pare la seconda, che potrebbe essere anche l’ultima a causa di un problema sorto dopo il precedente aborto, perciò la ragazza potrebbe sostenere solo un’altra dolce attesa, cioè questa – e con le rispettive famiglie. Il nucleo familiare del futuro padre è formato dalla pacata Carla, dall’ironico quanto iracondo Franco, dalla folle cugina di quest’ultimo, Stella, e dal padre di Carla, il divertentissimo nonno Lino; invece i genitori della futura madre sono Alfredo, accanito scommettitore che cambia lavoro come calzini, e l’assente, rozza e maleducata matrigna Rosa. I personaggi esterni alle due famiglie sono quasi tutte comparse tranne Marco, il personaggio che, secondo me, ne esce meglio: a inizio film è insicuro, chiuso e abbastanza dipendente dal suo amico Ferro, parte controvoglia con i suoi compagni di classe per il viaggio organizzato in Marocco dai protagonisti – dato che i futuri genitori, per via dei problemi di gravidanza di Cate, non possono parteciparvi – e ritorna del tutto cambiato, diventando un amante delle feste, fidanzandosi con una coverist spagnola e portando con lui anche altri quattro amici, di cui due inglesi, un’argentina e un marocchino, tutti incontrati durante il viaggio. Il film mi è piaciuto molto, sebbene a mio avviso sia divisibile in due parti distinte. Fino all’inizio del primo tempo è fantastico, un capolavoro, con ottima regia e ottime scene: queste sono naturali e ben recitate, con grande inventiva e momenti molto divertenti, resi ancora migliori dalle reazioni dei protagonisti in “romanaccio” abbastanza stretto, dalle bellissime riprese di Roma dall’alto e inoltre dalle scene sovrapposte dei protagonisti che riflettono nuotando, apparentemente nell’aria. Poi inizia il secondo tempo, che cala un po’ rispetto al primo per colpa di una parziale perdita di inventiva, ma soprattutto a causa di una breve quanto stupida side-story che riguarda il personaggio di Stella, altrimenti del tutto inutile nell’economia del racconto. Il secondo limite è dato dal fatto che proprio i protagonisti, nonché altri personaggi del film, risultano, secondo me, abbastanza fastidiosi: Ferro è un “caciarone”, che ama divertirsi senza pensare alle conseguenze e poi parla di samurai, paragonandosi ai famosi guerrieri giapponesi perché «si rallegra delle difficoltà» (affermazione a cui Cate ribatte con una frase che è la risposta di una persona normale: «Forse perché è scemo?»); Cate è estremamente noiosa e indecisa: prima vuole dare via il figlio ma poi, dato che “l’amore vince sempre”, decide di tenerselo e crescerlo nelle difficoltà, con il probabile risultato di danneggiare la sua creaturina; i genitori del futuro padre sono degli eccessi su gambe, in perenne disaccordo; quelli della futura madre sono due scarti della società, che sarebbe meglio rinchiudere, e il personaggio di Stella che, come già detto, non ha senso se non per via della già citata side-story e delle scene comiche, molto divertenti devo dire, con il nonno Lino. A parte ciò, consiglio vivamente la visione di questo film a chiunque sia un appassionato di commedie, con l’auspicio di aver incuriosito i lettori di questa recensione.

Brenno D’Amico Germani (4I)

Animali fantastici e dove trovarli

Nella New York del 1926 si verificano bizzarri eventi: il mago Grindelwald terrorizza gli altri maghi, mentre i No-mags (gli individui non magici) tremano a causa di misteriosi attacchi ad opera di Obscurus, un’entità malvagia fatta di fumo che devasta case e strade. In tutto questo, il nostro protagonista è Newt Scamander: un mago dal taglio di capelli assai discutibile, nonché uno studioso di animali fantastici di cui tiene diversi esemplari in una sorta di zoo nella valigia. Newt Scamander e peraltro un ex studente di Hogwarts, il cui maestro sarà il futuro preside Albus Silente, e che viene cacciato dalla scuola per un non ben precisato “incidente”. Al suo arrivo Newt coinvolge per sbaglio nel suo mondo magico Jacob Kowalski, un operaio che sogna di aprire una pasticceria, quando a causa di uno scambio di bagagli il No-mag fa fuggire alcuni animali dalla valigia del protagonista. Nonostante la presenza quasi costante nel film di Newt e Jacob, i veri protagonisti sono gli animali: il Demiguise, una scimmia bianca che può diventare invisibile e prevedere il futuro con elevata probabilità, ma non con assoluta certezza; l’Erumpent, una sorta di rinoceronte con la testa fosforescente in grado di rilasciare un liquido esplosivo dalla punta del suo corno; il Purvincolo, un irascibile ratto pelato coperto da anemoni e altri animali ancora. Due risaltano fra tutti: il primo è l’Occamy, un uccello blu con il corpo serpentiforme dotato di un paio d’ali e che nasce da un uovo di puro argento; l’Occamy è «aggiusto-spazioso», ovvero cambia le sue dimensioni a piacimento per riempire lo spazio in cui si trova, per esempio una soffitta. Il secondo è il mio animale preferito: lo Snaso, una sorta di ornitorinco senza coda, con il piccolo ma non indifferente difetto di essere cleptomane e che, con le sue apparizioni durante il film, regala un sacco di scene divertenti. Il film presenta una trama con diversi misteri e colpi di scena, che non svelerò, una grafica digitale dannatamente bella ed efficace, tanto che le creature fantastiche sembrano interagire davvero con gli attori, e una riuscitissima ricostruzione della New York degli anni ’20. Il film mi è piaciuto anche perché ci sono dei momenti esilaranti, per quanto alternati ad altri più tristi subiti dai personaggi, o a episodi di violenza domestica. Non serve inoltre conoscere il resto del mondo di Harry Potter per vedere il film dato che gli eventi magici, le istituzioni e i personaggi sono ben spiegati ed illustrati e i collegamenti alla saga originale consistono in pochi dettagli e citazioni nascoste (per esempio la presenza di un “Signor Potter” nella banca all’inizio del film). Una scena marginale nell’economia del film, che però mi ha fatto morire dal ridere, è la seguente: il senatore dello stato di New York e possibile futuro presidente degli Stati Uniti, Henry Shaw Jr., sta tenendo un comizio nel corso di una serata che vede coinvolti intellettuali e uomini d’affari, quando l’Obscurus entra nella sala e, del tutto casualmente, colpisce proprio il giovane senatore spezzandogli la schiena e uccidendolo sul colpo. Un possibile futuro presidente degli Stati Uniti morto perché si è imbattuto in un fumo nero! Dovrebbe essere una scena tragica, ma il fatto avviene con una casualità tale da sortire, paradossalmente, un effetto esilarante. In definitiva, consiglio il film a tutti: un piccolo capolavoro, che funziona bene con il suo “piccolo” mondo fantastico e un ottimo esempio di opera cinematografica in grado di intrattenere il pubblico pur senza una trama articolata.

Brenno D’Amico Germani (4I)

Smetto quando voglio: Masterclass

Nella storia del Cinema, molte bande criminali hanno dominato illegalmente per le strade, ma nessuna fu – né mai sarà – migliore della Banda dei Ricercatori! Uscito il 3 febbraio, questo film, per la regia di Sydney Sibilia e prodotto dalla Fandango, da Groenlandia Film e da Rai Cinema, era davvero molto atteso: avrà accontentato il pubblico? Una storia un più seria e “importante” rispetto a quella del primo film, Smetto Quando Voglio, che si svolge, anche se non è chiaro fin da subito, prima della scena finale del precedente capitolo. La Banda originale si è sfaldata, perché i suoi membri – Pietro e Alberto, i chimici; Mattia e Giorgio, i latinisti; Arturo, lo storico; Bartolomeo, l’economista e Andrea, l’antropologo – sono in carcere o in attesa di giudizio. La Banda viene riunita dalla commissaria Paola Coletti, che promette ai suoi membri libertà e fedina penale pulita, in cambio dell’identificazione di trenta nuove sostanze legali, ma pericolose, al fine di interromperne la produzione. Della Banda entrano a far parte, su espressa richiesta di Pietro ad inizio di questo secondo film, Giulio Bolla, un esperto medico che era andato a vivere in Tailandia, dove partecipava a combattimenti clandestini; Lucio Napoli, ingegnere geniale finito a fare una sorta di televendita per alcuni gruppi armati in Africa e Vittorio, un avvocato appena oltre i limiti del mediocre, che lavora in Vaticano. Durante il recupero di pillole anticoncezionali, da cui viene estratto il materiale base dell’ultima delle trenta sostanze, la banda deve affrontare un gruppo organizzato che riesce a sottrarre gli elementi base per creare il Sopox, appunto l’ultima sostanza rimasta ancora legale: tale gruppo sarà inseguito dai membri della Banda fin dentro al loro rifugio, dove Alberto riuscirà a scoprire la formula della droga, mentre Pietro fugge, poiché l’insopportabile moglie Giulia sta per partorire: Pietro vorrebbe infatti essere considerato un domani un buon padre dal figlio ma, dopo essersi riappacificato con la neo-madre, viene nuovamente arrestato. Con l’aiuto involontario di una guardia, scopre però che Sopox non è altro che la formula del Gas Nervino. Tale scoperta, lasciando in sospeso il racconto, introduce il pubblico al terzo film che uscirà l’anno prossimo e che si intitolerà Smetto Quando Voglio: Ad HonoremSQV: Masterclass è un fantastico film comico, che unisce gag e trovate geniali ad una trama seria e coinvolgente, che dimostra come l’affetto di un uomo verso la sua compagna e verso il suo futuro figlio possano spingere il suddetto uomo ad operare al di fuori della legge. Il film ci permette altresì di ammirare delle vere e proprie perle cinematografiche: l’auto e i sidecar originali del Terzo Reich con tanto di caschi d’epoca, le nuove armi e dotazioni della Banda, come i taser a energia solare e le ruote che non bucano né si consumano. Dal punto di vista tecnico il film presenta effetti incredibili, inusuali per la tradizione cinematografica italiana: per esempio inquadrature molto difficili da rendere, come lo scontro che avviene su un treno, oppure la grafica animata e sgangherata con la quale il regista narra i ricordi di Alberto, quando il chimico assume il Sopox per analizzarne gli effetti. Gli attori sono dannatamente credibili. Edoardo Leo (Pietro Zinni) è “patetico” quanto basta e quando basta, Stefano Fresi (Alberto Petrelli) è davvero credibile quando deve simulare l’ebbrezza e lo stato confusionario dovuti, come detto poco fa, all’assunzione delle sostanze, e, ultimi ma miei preferiti, Valerio Aprea (Mattia Argeri) e Lorenzo Lavia (Giorgio Sironi) sono un duo comico ottimo perché sono la vera “coppia che scoppia” del gruppo, con degli scambi di battute geniali quando adatti ai loro personaggi, due linguisti, e l’inespressività perenne di Lavia è perfettamente contrapposta al più emozionale e istintivo Aprea. Le ambientazioni di Bangkok, in Tailandia, e di Lagos, in Nigeria, infine, sono davvero inedite ed uniche per un film prodotto nel nostro Paese. Per questa recensione è tutto. Alla prossima!

Brenno D’amico Germani (4I)

Logan: The Wolverine

James Howlett, meglio noto come Logan, arcinoto come Wolverine. Conoscevo molto poco il personaggio quando andai a vedere il film che oggi recensisco: non leggo molto di lui o degli X-Men in generale, quindi temevo di non comprendere bene la pellicola poiché pensavo che questa fosse diretto ai fan sfegatati del personaggio. Invece, il film è comprensibile a tutti e fenomenale sotto (quasi) ogni punto di vista! Ma partiamo dall’inizio: nel 2029 troviamo un vecchio e malconcio Wolverine, che ha problemi con i suoi poteri a causa dell’avvelenamento da adamantio, ridotto a fare il tassista; la cosa più strana non sono l’artrite da metallo o il lavoro, ma il fatto che il vecchio eroe costringa l’ormai novantenne Charles Xavier a vivere in una cisterna perennemente drogato e controllato dall’albino Calibano, mutante “reietto”. Questa deprimente situazione ha una svolta quando Logan viene avvicinato da Gabriela, un’ infermiera della società Transigen, che lo prega di proteggere Laura (Lora in slang), una mutante di 11 anni che è ricercata dalla società prima menzionata poiché parte di un esperimento fallito ed annullato; Laura deve arrivare prima in Nord Dakota, per poter raggiungere successivamente l’ Eden, luogo dove giovani mutanti, anche loro nelle stesse condizioni di Lara, possono vivere in pace tra loro, prima di fuggire definitivamente in Canada, dove i mutanti saranno liberi da ogni minaccia Il viaggio avventuroso è ricco di diversi episodi, estremamente duri e traumatici per il vecchio eroe e per la piccola Laura, che dovranno affrontare la Transigen e il loro mutante X-24, un clone di Wolverine che è il simbolo dell’evento randomico e studiato solo per la trama: spunta a caso nella seconda metà del film, affronta Logan e muore a causa di un proiettile di adamantio che il protagonista teneva con sé nel caso avesse voluto suicidarsi. L’ effetto è ancor più adrenalinico della morte del senatore in “Animali Fantastici”! Comunque, il film è meraviglioso: la fotografia offre una resa dei colori quasi fantascientifica, le ambientazioni sono belle ma non rubano la scena ai personaggi, che sono molto ben caratterizzati e interpretati. Tuttavia, non è neanche perfetto: la durata di due ore e venti si fa sentire ed il film ha molti momenti silenziosi ed introspettivi, belli ma alla lunga un po’ ridondanti, e con alcuni intrecci narrativi in cui la trama sembra un po’ forzata anche se ciò non rovina il film. Consiglio assolutamente la visione , a fan e a non fan dei fumetti da cui è tratto il personaggio; una emozionante situazione drammatica in cui non ci si aspetterebbe di vedere un super eroe e dei personaggi come gli X-Men. Spero che la recensione vi sia piaciuta. A presto!

Brenno D’Amico Germani (4I)

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