Siamo sempre stati abituati, con le serie televisive, a scoprire culture o modi di vivere diversi dai nostri: abbiamo, quindi, imparato l’importanza del ballo scolastico per gli adolescenti americani, come funzionano i distretti di polizia a New York, Los Angeles o Miami, i giochi di potere nella Casa Bianca e come sopravvivere nei sobborghi delle grandi città. D’altra parte però, essendo l’America il Paese che sforna più serie tv, spesso dimentichiamo che non esiste solo quel tipo di realtà e che ci sono moltissime altre culture che sarebbe interessante conoscere, per quanto ciò sia possibile attraverso uno schermo, e, puntualmente, finiamo con il seguire l’ennesima puntata ambientata a New York. Poi è arrivato il successo di Skam, prodotta e ambientata in Norvegia, a Oslo. Nonostante la prima stagione sia stata mandata in onda nel 2015, la serie ha raggiunto il successo a livello internazionale negli ultimi mesi dell’anno successivo con l’uscita della terza stagione, seguita poi dalla quarta, e probabilmente ultima, iniziata il 14 aprile: il successo raggiunto è tale che è stato annunciato un possibile rifacimento americano della serie, con il titolo tradotto Shame, «vergogna». Tale successo deriva sicuramente dal fatto che Skam sia, in primis, una ventata d’aria fresca nel panorama seriale spesso saturo di prodotti fin troppo simili l’uno all’altro, mentre questo è una finestra su un mondo quasi sconosciuto, che funziona in modo diverso da quello a cui siamo abituati e perciò interessante da scoprire attraverso gli occhi dei protagonisti, nostri coetanei. Inoltre, la popolarità della serie deriva anche dalla varietà dei temi, anche piuttosto importanti, trattati con una sensibilità ed un realismo che permettono di riconoscersi in molti dei personaggi. La prima stagione ha come protagonista Eva, una ragazza timida ed emarginata, che dovrà imparare ad uscire dal suo guscio e a relazionarsi con i suoi nuovi compagni di scuola. La seconda è incentrata su Noora, tremendamente indipendente e restia a fidarsi degli altri. La terza stagione si sofferma su Isak, un ragazzo alle prese con l’accettazione della propria omosessualità, mentre la quarta su Sana e sulla sua difficoltà di essere l’unica ragazza mussulmana all’interno del suo gruppo di amiche. La pluralità di voci, oltre a quelle dei protagonisti di ogni stagione, l’incredibile realismo e la sensibilità della serie sono i suoi elementi di forza. Non vi sono momenti particolarmente ricchi di pathos, sceneggiature estremamente elaborate o inquadrature studiate alla perfezione, tanto da sembrare quadri: sono dei semplici spaccati di vita, immagini e storie che potremmo ritrovare aprendo la finestra e soffermandoci ad osservare i marciapiedi della nostra città. Skam è la prova che, spesso, è proprio la semplicità a rendere unica una serie televisiva, che non serve tentare di produrre un qualcosa di troppo esuberante o esagerato: in fondo, la maggior parte degli spettatori cerca storie che possano combaciare con la propria.

Martina Lombardo (2H)

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