Anche in questo numero mi rivolgo a coloro i quali nel nostro Paese di speranza non ne hanno più. Anche stavolta spero di essere in grado di trasmettervi la gioia che ho provato nel venire a conoscenza della notizia di cui intendo parlare. Il 27 aprile ad Aversa, in provincia di Caserta, si sposano Alessia Cinquegrana e Michele Picone. E se vi dicessi che Alessia prima era Giovanni? Proprio così: era ancora Giovanni quando ha conosciuto Michele e sono diventati ottimi amici. Come sempre succede in questi casi, Alessia non si sentiva a suo agio, viveva con un’anima, uno spirito, un desiderio che cozzavano con il corpo che la natura le ha donato: «Sono sempre stata femmina dentro, fin da piccola. A mia sorella rubavo gli abiti e ogni cosa da bambina. Crescendo ho iniziato a capire. E anche a soffrire». Quando è iniziata la sua trasformazione, il suo papà la ha rifiutata perché si vergognava di lei. «Non posso guardarti, mi ha detto un giorno, eppure, fino a quando ero un maschio, sono stato il suo figlio preferito». Assenti al rito civile non solo il padre di Alessia ma anche i parenti di Michele, lo sposo, che non condividono la scelta del giovane di unirsi in matrimonio. Ma la particolarità è che Alessia, 29 anni, insegnante di ballo latino e stilista, è la prima transessuale ad approdare al matrimonio in Italia senza aver completato il cambiamento di sesso: «Sono sempre stata femmina dentro, fin da bambina», ripete Alessia che, dopo anni di cure e operazioni, ha ormai il volto e il corpo di una ragazza. È stata dichiarata donna dal tribunale di Napoli, ma ha scelto per ora di non sottoporsi all’intervento chirurgico finale, quello appunto che la trasformerebbe per sempre da maschio in femmina. Così, al Comune di Aversa, davanti alla vicesindaco Federica Turco che ha celebrato il matrimonio civile (da non confondersi con l’unione civile) c’era una coppia di sposi composta da un uomo e una donna che però, di fatto, sono due persone anatomicamente pressoché uguali. «Il padre – ha spiegato Filomena Della Vecchia, madre di Alessia, prima di assistere al rito – non ha mai accettato ciò che sentiva mia figlia, io invece l’ho sempre appoggiata». Ad accompagnare Alessia l’attuale marito della madre, Federico Balpasso, che ha visto crescere Alessia tanto da considerarsi un vero e proprio padre: «Quando alcuni anni fa Alessia ci disse che si sentiva donna e voleva cambiare sesso, accettammo le sue parole senza problemi. L’importante è vederla felice». Il suo avvocato, Ileana Capurro, presidente dell’Associazione Trans Napoli, spiega che «nessuna norma, nell’ordinamento italiano, vieta ad Alessia di adottare un bimbo. Farà da apripista, come ha già fatto con il matrimonio, e se ci dovessero dare torto andremmo alla Corte Europea». Alessia e Michele hanno lottato contro i pregiudizi e i pettegolezzi che simili situazioni alimentano sempre. Hanno dunque scelto la via della felicità: la gioia immensa che i due neo sposi hanno provato alla fine della cerimonia e che entrambi, in particolare Alessia, hanno voluto dedicare a tutte le persone nate in un corpo che non sentono come proprio, costrette a districarsi fra mille problemi legali, sociali e fisici. «Questa è la vittoria di noi trans. Adesso possiamo cambiare sesso senza dover passare per l’intervento chirurgico». Ed ancora una volta l’Italia rimonta nella corsa al buonsenso. Ora resta solo da augurarsi che episodi del genere non debbano più fare scalpore ma entrare a far parte della nostra quotidianità.

Elena Sorgente (1E)

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