«Sei sicuro di aver seminato tua madre?».

«Sì, tranquillo, possiamo andare. Ne sono sicuro». Non lo era affatto e spiava ogni minimo rumore che la paura, sfiorando le fronde, gli insinuava poi nelle orecchie tese.  «Quanto dobbiamo camminare, Cassandra?».

«Siamo già fuori dalla città, un paio d’ore e saremo al luogo concordato». Cassandra procedeva spedita nonostante il peso di speranze e responsabilità che gravava sulle sue spalle. Era stata lei a prendere l’iniziativa, a contattare nella sua stessa scuola quegli altri due ragazzini nei cui occhi aveva riconosciuto la medesima pena, a chiedere aiuto alla sua amica, a procurarsi le mappe. Telefonate, contatti, messaggi inviati di nascosto dal cellulare della madre adottiva, quella carogna che non voleva che lei ne avesse uno. Aveva coinvolto Alexander e Tariq perché aveva avuto paura ad affrontare tutto ciò da sola, ma in quel momento si rendeva conto di avere nelle proprie mani il loro futuro. Ebbe paura. «Avete portato i soldi?», chiese agli altri due, rimasti indietro.

«Sì, ma a chi dobbiamo darli?».

«Al padre». Doveva fidarsi di lui.

«Di chi?».

«Di Karoline, la mia amica». Sperava che lo fosse davvero.

«E lui dove ci porterà?».

«A Lienz, in Austria». L’idea di lasciare l’Italia già la elettrizzava.

«E poi?».

«Gli daremo i soldi e ci penserà lui. Staremo da loro a Lienz per tutto il tempo necessario, dobbiamo solo farci trovare al confine e farci vedere il meno possibile. Sarà facile, ne sono sicura». Non lo era affatto. Giunsero al luogo dell’appuntamento nel tempo previsto, ma non vedevano nessuna macchina. Preferirono restare nel bosco piuttosto che mettersi al bordo della strada: non era sicuro e qualcuno avrebbe potuto riconoscerli. Anche Tariq aveva dei dubbi al proposito: era davvero possibile che i loro genitori adottivi fossero preoccupati della loro fuga e che avessero addirittura chiamato la polizia? Xander, come se gli avesse letto nella mente, rispose a voce alta: «Non penso che la polizia ci stia cercando. Avranno pensato che è solo una bravata, dopotutto non è ancora passato chissà quanto tempo. Stiamo attenti lo stesso, però, a non farci vedere». Gli altri due annuirono in accordo. Passarono venti minuti, ma non arrivava nessuno: Cassandra sorrideva nervosamente agli altri due, sperando di essersi fidata della persona giusta. Altri venti minuti scivolarono via, insinuando quel doloroso tic tac tra le pieghe della pelle che iniziava a rabbrividire per il venticello che si stava alzando. Quando scoccò un’ora precisa da quando erano giunti lì, Tariq si alzò in piedi, prese il suo zaino ed iniziò ad incamminarsi. Cassandra si levò di scatto mentre Xander, che camminava avanti e indietro, si fermò a osservare il suo amico che si allontanava. Cassandra lo richiamò: «Dove vai?».

«Torno a casa, Cass. Se sono fortunato quelli non mi puniranno. Penseranno solo che sono andato in giro e forse non si accorgeranno nemmeno del denaro mancante».

«Ma Tariq, avevamo detto che ce ne saremmo andati tutti insieme!», esclamò la ragazza.

«Allora dimmi qual è l’alternativa Cassandra, sono davvero curioso di sentirla!»: il ragazzo iniziava ad alterarsi, mentre il terzo li osservava, spostando lo sguardo pensieroso dall’uno all’altro.

 Francesca Foddai e Matilde Sacchi (1G)

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